SOGNI RICORRENTI E REALTÀ ANCHE MIGLIORI

OVVERO VIAGGIO TRA CASABLANCA …

Un sogno ricorrente di Orsetta.

Sotto un mite sole rivierasco, all’ingresso artisti del maggiore teatro della città. Uno chauffeur in divisa apre la portiera di un’auto scura; dalla berlina dai vetri oscurati, giunta direttamente dall’aeroporto, scende aggraziata Orsetta.Cottage, Orsetta, sogno Faenza
Foulard di chiffon, larghi occhiali da sole e pantaloni a sigaretta leggermente corti sulle caviglie. Passo felino e sicuro.
Sguardo obliquo al portiere dell’ingresso artisti, incantato dal rosso scarlatto delle sue labbra a cuore.
Con modulazione vagamente arcaica, quel leggero birignao da telefoni bianchi che si confà alla sua voce calda e suadente, dice:
Dov’è il mio camerino?

E il portiere -oniricamente trasformatosi in un aitante giovanotto abbronzato, la divisa tesa sul petto muscoloso scatta in piedi.
“Lasci che l’accompagni io, signora”
E accollandosi il set di valigie di lusso, perfettamente intonato con il golfino in pura lana dalla nuance sabbia caraibica che le modella audacemente le forme, si avvia per i recessi del teatro.

Qui il sogno ha una pausa … scattano i puntini di sospensione … si preannunciano torbidi risvolti …

Orsetta l’ha più volte provata, la battuta.
“Dov’è il mio camerino?”
È pronta. Prima o poi avrà l’occasione di dirla.

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… E FAENZA

Faenza, ottobre 2016

Orsetta, Cottage, FaenzaOrsetta giunge davanti all’ingresso artisti (che è anche l’unico, a dirla tutta) del teatro di Palazzo Mazzolani di Faenza.

Scende dalla macchina in jeans e scarpe da ginnastica, dopo aver guidato per 4 ore lungo autostrade e statali, tra ingorghi e lavori in corso. Ad accoglierla c’è il tecnico e tutto fare della compagnia Angelo Salaroli che la guarda con divertito, indulgente affetto.
Orsetta, con la sua fida sedia in una mano, il trench sulla spalla e il tappeto in equilibrio sotto il mento, chiede con voce roca e smorfia disperata:
“Dov’è il bagno?”

L’ha ripetuta più volte, la battuta, negli ultimi, infiniti chilometri di viaggio…
Aurelio (il tecnico) le toglie galantemente il carico di dosso e la conduce alla toilette, continuando a sogghignare sotto i baffi.

Ok, non è esattamente la stessa cosa. Non a caso i sogni sono sogni e la realtà deve per forza contraddirli.

Ma nella realtà ci sono incontri speciali. Che dal primo momento sai che porteranno qualcosa di unico.
Ed è in questa realtà che Orsetta si è immersa per due giorni, coccolata, accudita, sfamata ed edotta del meglio che Faenza può offrire. Artefici di questa (anche) migliore realtà, nuovi amici, che ci piace citare tutti:
Monica Cicala, effervescente ed efficiente organizzatrice del tutto, nonché ottima e rinomata designer e cuoca.
Elisa Alberghi, instancabile addetta alle pubbliche relazioni, nonché magistrale stilista e ospite.
Roberto Bebi Camelli, ideatore del tutto, fucina di incontri e di idee, conoscitore di ogni singolo cittadino della zona faentina. È lui che, sulla base di istinti e simpatie primordiali, ha creduto che il Cottage stesse in perfetto equilibrio sulle tavole del Mazzolani.
E il già citato Aurelio Liverani, risolutore di problemi e creatore di soluzioni tecniche, che ha reso materialmente possibile la messa in scena.

E infine il pubblico, entusiasta e affettuoso, che ha accettato di buon grado di farsi fotografare accanto a Orsetta e di rientrare tra i suoi amici.

Il momento degli addii è stato triste. Noi siamo certe che sarà l’inizio di una lunga amicizia.

(E qui Orsetta si vede, tailleur attillato e camicetta bianca, cappello di feltro a tesa media e nastro scuro sulle ventitré, guanti bianchi e borsetta nera, salire sulla scaletta di un bimotore …)

Cottage, Orsetta, Faenza

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